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Borgo di Sesto al Reghena

  Presepe Vivente a Sesto alReghena

  Lunedì 24 dicembre ore 22.00-1.00 e 26 dicembre ore 15.00-19.30, Abbazia di Santa Maria in Silvis

Presepe Vivente e Sacra Rappresentazione XXII Edizione " Nello stupito, profondo silenzio, viene il Re della Pace". 

Abbazia benedettina di Santa Maria in Silvis

Lunedì 24 dicembre

Presepe ore 22.00-1.00; Narrazione ore 23.30; Santa Messa ore 24.00

Mercoledì 26 dicembre

Presepe ore 15.00-19.30; Narrazione ore18.00; Santa Messa ore 18.30

Con i figuranti del Presepe Vivente di Sesto al Reghena, le performance dal vivo di Megahertz, Marco Anzovino, Veronica Bitto.

Da un'idea di Giancarlo Stival 

www.abbaziasestoalreghena.it

info: 0434  699014

placehold

Un evento unico

Il «Presepio vivente e la Sacra Rappresentazione» è un evento organizzato da Associazione Sestante e Abbazia Santa Maria in Silvis di Sesto al Reghena in collaborazione con il Comune e Associazione Pro Sesto che vede la partecipazione di circa 10.000 spettatori.

Giunto alla XXII edizione, si caratterizza da sempre per l'allestimento di oltre 30 scenografie dislocate intorno e all'interno del complesso abbaziale in cui è ricostruita la vita quotidiana e la socialità ai tempi della nascita di Cristo. Le scene sono animate da oltre 200 figuranti in costume protagonisti anche della rappresentazione che si svolge nel grande parco abbaziale la notte del 24 dicembre (dalle ore 22.00) e il pomeriggio del 26 (dalle ore 15.00).

Qui infatti tradizionalmente è messo in scena un racconto natalizio sempre inedito che intreccia le vicende caratterizzanti la storia dell'abbazia, l'attualità dei giorni nostri e il messaggio cristiano legato alla Natività.

Alla classica rappresentazione «teatrale», lo spettacolo alterna linguaggi espressivi e tecnologie moderne che connotano il racconto con grande originalità e innovazione.

Nello specifico della rappresentazione del 2018 dal titolo Nello stupito, profondo silenzio viene il Re della pace, la narrazione si concentra sulla riflessione intorno alla guerra con un parallelismo tra un soldato del primo conflitto mondiale (nel 2018 si è celebrato il centenario della fine), costretto ad impugnare le armi ed andare al fronte, e un centurione romano all'epoca di Gesù, che invece ha scelto la guerra come mestiere. Un mapping video proiettato su quattro grandi pannelli farà da scenografia all'intero racconto ed interagirà con i figuranti in scena così come l'esibizione musicale dal vivo avrà un ruolo narrativo all'interno dello spettacolo.

INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI SULLA NARRAZIONE

La narrazione di quest’anno vuole affrontare il tema dell’«uomo del Novecento» partendo esemplarmente da una data di inizio secolo e dall’ideale imprinting di pensiero ricevuto dall’uomo occidentale (qui rappresentato da un bambino, ovvero l’infanzia del nostro tempo).

Attraverso i linguaggi della letteratura, della poesia, delle canzoni e dei video si ripercorreranno due secoli di storia con parallelismi tra la civiltà di oggi e quella del tempo della nascita di Gesù.

A partire dai futuristi (1909) e dalla loro visione sovversiva dei valori, dall’esaltazione della lotta, dalla velocità come «nuova bellezza» e dallo scavalcamento distruttivo del passato, sarà raccontata la storia di un soldato al fronte (il bambino cresciuto), durante l’ultima notte del primo conflitto mondiale (1918). Del pensiero futurista («la guerra come sola igiene del mondo») fu prosaicamente protagonista – suo malgrado – e ne denuncerà le conseguenze attraverso l’esperienza della trincea e le parole dei poeti in un’accorata lettera alla madre; e poi ancora un excursus progressivo fino ai giorni nostri (2018, cento anni dopo quella notte), dove tutto sembra ciclicamente tornare con la violenza, il cinismo e la velocità dei tempi come cantato dalle parole di Lucio Dalla in Com’è profondo il mare utilizzata come colonna sonora narrativa ed eseguita dal vivo.

Infine 2000 anni fa. Nuovamente un soldato, un centurione romano, che scelse la guerra come professione e non per costrizione. Un soldato che, ciononostante, sentì qualcosa cambiare; poeticamente, percepì che l’idolatria pagana in cui credeva (la stessa – allegorica – che prova l’uomo occidentale oggi verso altre deità consumistiche, pulsioni di conquista e false ideologie), veniva scardinata da una forza potente: quella di un bimbo «speciale» che stava per nascere.

La porta del tempio di Giano Quirino s’è chiusa. La guerra è finita.

Le armi sono deposte, i mantelli stesi ad accogliere il nuovo arrivato.

È La notte dei miracoli (la seconda canzone di Lucio Dalla eseguita dal vivo), nello stupito e profondo silenzio delle armi il Salvatore è arrivato e porterà con sé nuovi valori per l’umanità e una nuova speranza di pace.