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Il borgo 

Poco più di seimila abitanti e due castelli. Succede a Fagagna, dove la storia ha fatto vivere insieme cinque antiche e distinte borgate sino a fonderle in un’unica realtà. 

I patriarchi di Aquileia, possessori dell’area dal 983, vi fecero costruire parecchie abitazioni affidate a piccoli feudatari che dovevano risiedervi stabilmente con compiti di custodia e difesa. Erano perciò chiamati feudi d’Abitanza e tutti assieme formavano un consorzio d’Abitanza. Quello di Fagagna è il più numeroso e ben documentato del Friuli Venezia Giulia. Le loro casette costruite fra il XIII e il XIV secolo su un ampio terrazzamento sotto il castello costituirono un borgo chiuso da una seconda cerchia muraria. Più a nord sorgeva il complesso della Brunelde, casa-forte dei nobili di Arcano, molto potenti nel medioevo. Citato per la prima volta nel 1208, fu ampiamente rimaneggiato nei primi vent’anni del ’500 ed è oggi di vero interesse per la storia delle tipologie residenziali. 

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Nel 1420 il paese passò sotto il dominio della Serenissima, senza combattimenti. Una delegazione di fagagnesi, infatti, in rappresentanza del consiglio dei dodici, quattro nobili e otto popolari, che ormai reggeva la Comunità, si presentò spontaneamente al comandante veneto impegnato nell’assalto di Udine e giurò fedeltà. Evitò così ogni spargimento di sangue al borgo formato da cinque piccoli villaggi (Paludo, Sacavan, Sospia, Portafrea, Riolo), un gruppetto di casali in aperta campagna intorno al mulino Lini e le case della cortina di San Giacomo poste subito sotto il castello, sempre meno importante. Di esso oggi rimangono la vecchia torre trasformata in campanile, i resti del poderoso bastione semicircolare con tre feritoie, alcune case trasformate in trattoria, il torrione centrale e la trecentesca chiesa di San Michele. 

Con molte pietre del maniero ormai in rovina, fra il 1490 e il 1505 fu costruito il Palazzo della Comunità con la loggia aperta per le funzioni pubbliche e il salone del Consiglio al primo piano con quattro monofore e una trifora sovrastata dal leone di San Marco, emblema della Serenissima.

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Villalta

Il castello di Villalta, invece, resiste al tempo anche se con una storia molto travagliata. Costruito almeno fra il X e il XII secolo, ebbe il suo splendore nel corso del ’200 e fu distrutto una prima volta nel 1310 dal conte di Gorizia. Ripristinato, fu nuovamente demolito nel 1353 dal patriarca Nicolò di Lussemburgo e poi di nuovo nel 1385 nel corso della guerra per la nomina a patriarca di Filippo d’Alençon. 

Nel 1511, l’ultimo anno orribile: l’incendio nel corso della rivolta del Giovedì Grasso, quando i popolani della zona assaltarono e saccheggiarono ben venti castelli, e un mese dopo un terremoto. Infine, la ricostruzione con le linee attuali, alcuni secoli di calma e poi una serie di storie fosche e truci che accompagnarono il castello fino al ’900. 

Di Fagagna non si possono poi dimenticare i numerosi luoghi di culto fra i quali la medievale chiesa della Madonna della Tavella immersa nella campagna di Madrisio e la piccola chiesa di San Leonardo del ’300 nel borgo Riolo. Dalla storia più recente, emerge la figura di Fabio Asquini, intraprendente spirito illuministico. Avviò una fiorente attività vinicola nel 1753 portando il suo Picolit in mezza Europa fino al 1811. Verso il 1760 si interessò al nuovo combustibile, la torba, di cui erano ricche le sue terre per estrarlo sistematicamente. Nel 1779 fondò la Nuova Olanda che produsse laterizi fino a metà ’800. Intraprese anche una produzione di maioliche e stufe ma con poca fortuna, introdusse per primo la coltivazione della patata in Friuli e promosse la sericoltura attraverso l’innesto di gelsi e l’allevamento dei bachi da seta. 

A fine ’800, la contessa Cora Slocomb di Brazzà aprì una scuola di merletti, attiva fino agli anni Sessanta, per dare sostentamento alle figlie dei contadini e degli operai. Lavorarono persino per la regina Margherita. 

Imperdibile infine Cjase Cocèl, il museo della vita contadina. È un’antica abitazione rurale risalente in alcune sue parti al ’600 dove sono stati ricostruiti aia, stalla, granaio, casa, mulino, fucina, podere, osteria e latteria, tanto rinomata a Fagagna per i suoi formaggi. Tutto è vivo e funzionate, allietato dagli animali che si muovono placidi, da artigiani che svolgono mestieri ormai superati e fragranti odori di un tempo che fu.

Il nome

Un tempo l’intera zona era coperta da rigogliosi boschi, in particolare da alberi di faggio che in latino si diceva “fagus”. Il nome del borgo deriva appunto da “fagus”, quindi “Faganeu” e infine “Fagagna”, denominazione che dunque serba in sé un riferimento alla bellezza della natura circostante.

  • Comune di Fagagna

    Provincia di Udine

  • Patrono

    S. Giacomo, 25 luglio

  • Distanze in km

    Trieste 67, Udine 15, Spilimbergo 20

  • Abitanti

    6.386

  • Altitudine

    99-266 m s.l.m.

  • Superficie

    37,19 km2

  • Coordinate

    46°06′25″N 13°05′36″E