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Il regno del colore

Polcenigo, Scrigno Verde. In realtà di questo borgo e delle sue frazioni colpisce la straordinaria ricchezza di sfumature di colore. Se il verde delle colline e delle vicine montagne domina, a contendersi l'occhio del turista ci sono il blu dell'acqua dei rii e quello profondo e magico della sorgente del gorgazzo, il rosso delle tegole, l'ocra e gli altri colori pastello di tante case del centro storico, fino al bianco dei marmi che adornano le facciate dei palazzi nobiliari. 

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Un po' di storia

Dopo l’epoca romana, attestata da vari reperti, un punto di svolta fu nei primi secoli del Medioevo l’arrivo del Cristianesimo, con la fondazione della chiesetta di San Floriano, sul colle omonimo a San Giovanni, dotata di fonte battesimale e matrice di tutte le altre chiese della zona. Nella parte centrale del Medioevo, a controllo di importanti vie di comunicazione e di commercio fra est e ovest e fra nord e sud, sorse su un colle dominante il paese un fortilizio, a dato a una famiglia di domini che col tempo assume­rà il titolo comitale, diventando quella di conti di Polcenigo. Essi ebbero piena giurisdizione sul territorio sia durante il patriarcato di Aquileia sia, dal Quattrocento, sotto la dominazione veneziana, fino alla caduta della Se­renissima. I conti promossero le attività economiche e agricole, costruen­do mulini (due sono ancora conservati), folli da panni, segherie idrauliche e frantoi e introducendo la coltivazione del gelso per l’alimentazione del baco da seta, che rese la zona famosa per la qualità delle sue sete, lavorate in loco da varie filande. Nel Settecento ricostruirono il castello, giacente in pessime condizioni, e colsero l’occasione per trasformarlo in un grande palazzo di stile veneziano (e veneziano pare esserne stato il progettista, l’architetto Matteo Lucchesi), con una maestosa scalinata di 365 gradini no al borgo sottostante, poi scomparsa. Il castello purtroppo per varie vicissitudini è oggi ridotto, come la vicina chiesetta di San Pietro, a ruderi dall’indubbio fascino.

Accanto ai giusdicenti si stabilirono in paese anche altre famiglie nobili, come gli Sbrojavacca, i Locatelli, i Lioni, i Mainardi e i Fullini, una fami­glia borghese che nel Seicento acquistò all’asta il titolo nobiliare di conti di Zucco, Cuccagna e Partistagno ed eresse nella piazza principale un mas­siccio palazzo, ornato di mirabili stucchi e di curiosi mascheroni, dove nel 1809 fu ospitato Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone, alla vigilia della battaglia dei Camolli. Il capoluogo comunale, dove si erano concentrate fra XVI e XVIII secolo le famiglie nobiliari e la borghesia più ricca (notai, commercianti, professionisti), presenta svariati palazzi di pre­gio storico­ architettonico, come il Palazzo della Contessa, con gigantesca magnolia plurisecolare e annesso ex filatoio da seta; Palazzo Pezzutti, con elegante trifora; Palazzo Zaro, già dei Manin, con altra bella trifora e parco; Palazzo Scolari-Salice, già dei Mainardi, con splendido giardino all’italiana realizzato a metà dell’Ottocento dal nuovo proprietario ing. Pietro Quaglia. Le frazioni invece rimasero abitate da contadini e piccoli artigiani, che pa­tirono nei secoli guerre, incursioni (come quella turca del 1499), epidemie devastanti e ricorrenti carestie.


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Non mancano le chiese, ricche di opere d’arte – affreschi, dipinti, scultu­re, altari, paramenti religiosi – che spaziano dal Medioevo all’Ottocento: San Giacomo, di origine medioevale ma rifatta nel Settecento, alla quale è unito un ex convento francescano, oggi canonica; San Rocco, con il caratteristico campanile, un tempo forse torre di guardia del borgo; Madonna della Salute, d’impianto trecentesco, un tempo dedicata a Ognissanti; la già menzionata chiesetta di San Floriano, con pregevolissimi affreschi medioevali; la parrocchiale di San Giovanni di Polcenigo, intitolata al Battista; le chiese di San Lorenzo e di San Michele a Coltura; la chiesetta di S. Antonio abate a Mezzomonte, pittoresco borgo a 477 metri di altezza sulla costa della montagna.

I vari paesi sono poi costellati di capitelli, edicole e affreschi devozionali, ben inseriti in un tessuto urbanistico che vanta anche, soprattutto a Coltura, a Gorgazzo e a San Giovanni, parecchi esempi di ben conservata archi­tettura rustica e popolare del Sei­Settecento.

La chiesa di San Giacomo ospita un organo, costruito agli inizi del Sette­ cento dall’organaro veneziano Giacinto Pescetti, che possiede notevoli e peculiari caratteristiche strumentali, ed è pertanto usato per concerti e per incisione di musiche, soprattutto sei­settecentesche.