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Nihil tempore pretiosius 

Pochi passi per superare quello che fu un ponte levatoio e si ha la viva l’impressione di un patto fra lo splendore a lungo donato dai feudatari, i Valvason e i Cucagna, e la vita contemporanea.

Gli abitanti di Valvasone salvaguardano infatti la storia e la integrano nel loro quotidiano, ricco d’attività, quasi a far tesoro del suggerimento dato dalla meridiana sotto i portici del quattrocentesco Palazzo Gandini: “Nihil tempore pretiosus”, nulla è più prezioso del tempo. Il piccolo paese è com­patto, con gioielli architettonici medievali, rinascimentali e del ’600­ ‘700 e uno sguardo amichevole per il visitatore, proprio come diceva Erasmo di Valvason, vissuto qui, il maggiore poeta del ’500 friulano, che definiva i suoi concittadini “amica a’ peregrin cortese gente”.


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L’intero borgo si è sviluppato ad abbracciare il castello che oggi appare come un edificio massiccio privo di quelle torri, quelle cinte merlate e quei ponti levatoi che lo caratterizzarono in passato. A tanto giunsero i continui rifacimenti nei secoli. È però facile intuire come l’arco d’accesso al paese fosse in realtà una torre ben più alta e la stradina sottostante un ponte le­vatoio. Sotto, tutt’intorno alle mura difensive, scorreva una roggia. Essa era un’ulteriore difesa ma anche una strada d’accesso: un tempo il castello po­teva essere raggiunto via fiume dal Tagliamento che scendeva più vicino a Valvasone e le barche attraccavano direttamente nella cavana ospitata nei sotterranei. Ancora ben conservati sono anche la grande cucina del primo piano con l’ampio focolare e la cappella privata decorata con stucchi del ’600 oltre al teatrino del ’700 della famiglia dei signori, all’entrata d’onore d’inizio ’800 negli appartamenti di rappresentanza, al pozzo del cortile e alla facciata dell’ala principale, cinquecentesca, con graziose finestre e un delicato poggiolo.

Fuori dal maniero, a passeggio fra i viottoli e le piazzette lastricate di pietre, si susseguono gli edifici del ’400 con i lunghi porticati esterni o con facciate lineari ma decorate da motivi a colori pastello e la chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Antonio Abate con annesso l’ospitale, oggi abitazione privata, già presenti nel 1355. Dal Rinascimento giungono il Palazzo del Conte Eugenio, conservato intatto, Casa Trevisan con la porta a tutto sesto riquadrata in pietra e sovrastata da un balcone sostenuto da due teste di leone, e la Casa della Pieve, chiamata così perché incorpora la trecentesca chiesa di San Giacomo. Il Seicento ha lasciato Palazzo Tamburlini con le sagome sporgenti dei camini interni, lo scenografico e singolare Palazzo Fortuni, mentre il ’700 ha donato Palazzo della Donna, oggi sede comunale, Palazzo Pinni con sul retro un grazioso parco e anche il vecchio filatoio con il lavatoio pubblico ancora visibile. 

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Qui le donne si riunivano a lavare i panni: prima mescolavano cenere e acqua fatta bolli­ re, poi versavano questo composto, la lissiva, sulla biancheria messa in un mastello e dopo aver fatto riposare il tutto mezza giornata, risciacquavano nell’acqua corrente. All’800 risalgono invece diverse ristrutturazioni come quella del rinascimentale Palazzo Martinuzzi-Dulio.

Al posto d’onore nel borgo vi è il duomo, consacrato nel 1484 per ospitare la reliquia della Sacra Tovaglia, miracolo avvenuto poco distante, a Gruaro. I fatti risalirebbero al 1294. Durante il lavaggio dei paramenti sacri provenienti da Valvasone, sul tessuto di una tovaglia comparvero macchie di sangue che si ritenne provenissero da un’ostia consacrata dimenticata al suo interno. L’edificio sorse a partire dal 1449 in stile tardo­romanico, fu arredato nel cor­so del secolo successivo e ristrutturato a fondo a fine ’800 in stile neogotico, con numerosi elementi lignei sostituiti dal marmo e una nuova facciata.

La chiesa ospita un organo del ’500 perfettamente funzionante, l’unico superstite ancora esistente in Italia della famosa tradizione cinquecente­sca veneziana. Ogni primavera se ne possono apprezzare i suoni durante la “Rassegna di musica antica” e rivivere così quella cultura musicale che ebbe il suo massimo splendore nella Venezia rinascimentale. L’organo inol­tre vanta fregi dorati e portelle dipinte da Pomponio Amalteo e Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone, tra gli artisti più noti dell’epoca.