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Loggia dei Mercanti

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Fu luogo d’incontro della nobiltà locale e sede mercantile privilegiata, dotata di pesa pubblica, dalla fine del ’600 al ’700. Qui gli ufficiali annonari stabilivano settimanalmente i prezzi delle derrate e verificavano il corretto utilizzo dei pesi e delle misure speciali in vigore nello Stato di Gradisca per evitare frodi.

Successivamente, nell’800 viene trasformata in abitazione e bottega. Recuperata e nuovamente adibita a funzione pubblica, la loggia fu dal 1939 destinata ad ospitare il lapidario civico al piano terra.

La loggia dei Mercanti viene eretta nel 1688 dal conte Francesco Ulderico della Torre (per questo chiamata anche loggia Torriana), come testimoniato dall’epigrafe dipinta all’interno del loggiato. Sotto di essa si trova anche un affresco della crocifissione di Cristo. Il fabbricato viene costruito su una preesistente loggia veneta (1488), facendo sì che anche questa costruzione, come le altre del periodo della fondazione, si basi sul modulo del “passo veneto” (1,73 m).

L’edificio presenta uno slancio insolitamente verticale, considerando che a Gradisca quasi tutte le case hanno uno sviluppo piano ed allungato. A pianta rettangolare, composto da tre livelli, il fabbricato dispone al piano terra di un ampio loggiato a cui s’accede attraverso tre archi con colonne ad anelli preceduti da una scalinata. Sulle cancellate in ferro battuto si trovano gli stemmi della città e della famiglia della Torre.

Il lapidario civico è ospitato al piano terra della loggia dei Mercanti. Conserva lapidi, epigrafi ed altro materiale lapideo ritrovato a Gradisca e dintorni, raccolto principalmente da Valentino ed Ettore Patuna. Le pietre, di epoche diverse, aiutano a raccontare la storia della città, in particolare della sua fondazione.

La lapide più importante annota la fondazione della fortezza di Gradisca da parte della Repubblica di Venezia nella seconda metà del ’400: una nuova fortezza – atta a difendere il confine orientale dalle incursioni dei Turchi – che prende il nome dal villaggio già preesistente. Il primo provveditore della città è Francesco Tron.

I lavori di costruzione della fortezza durano svariati anni e vedono impegnate molte personalità, le quali fanno scolpire nella pietra i propri meriti. Un’iscrizione ricorda che nel 1479, sotto il doge Giovanni Mocenigo, vengono rafforzate le fortificazioni dal luogotenente del Friuli Giovanni Emo.

Egli fa erigere mura e fossati ed i lavori sono affidati ad Enrico Laufer di Francia, detto Gallo, il quale nomina la nuova cittadella fortificata Emopoli in suo onore.

Il lapidario conserva anche stemmi di epoca veneta ed arciducale, oltre che lapidi tombali. Tra quest’ultime, quella del capitano Francesco Ulderico della Torre, proveniente dalla chiesa dei Serviti.